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C’era una volta l’AbsurdistanLibero Stato.

Così libero che, affinché potesse regnare la pace e la concordia, fu disegnato un logo che, più che un logo, era uno stemma.

E lo stemma si rifaceva all’arte dell’Araldica medioevale, che nasceva per portare in alto e con incrollabile convinzione i nobili valori e principi delle stirpi di antiche casate, destinate a durare nei secoli dei secoli.

Lo stato doveva essere così libero che, si pensò, addirittura non dovesse avere uno stemma precisamente definito, piuttosto (parola che, per inciso, era permessa utilizzare, ma sempre entro certi limiti), una cornice, una sagoma, una silhouette, più invisibile che visibile, e che gli abitanti di questo Stato Libero, che voleva essere, prima di tutto, dell’essere, potevano riempire, con la propria fantasia, capacità di immaginare e sognare, nella maniera più intima e personale e, al tempo stesso, relazionale.

Con Amore, in somma.
Che è possibile solo e solo se… c’è la Libertà.

Poi fu disegnato il Manifesto, in nome, appunto, della Libertà. E, allora, fu deciso di… disegnare un Manifesto vuoto in un Manifesto vuoto in un altro Manifesto vuoto, che però era manifesto, perchè era tangibile, era visibile. Perchè così era la Libertà, a detta dei fondatori, un concetto che, come un sistema di scatole cinesi, con dei limiti definiti, si ripercuote e moltiplica in tutti gli ambiti della vita e in profondità.

Perchè la Libertà è questa.

E allora… Mani e… Festa, Manifesta! Perchè la vita è una festa! E pro testa, Usa la testa, tutti presidenti con i denti e… Topolino, con la libera capacità di pensiero e di dire la propria… dalla A alla Z… .

Insomma… tutto questo e anche di più… si sarebbe visto su Absurdistan Channel.

Un gran divertimento, in somma.

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15 Maggio 2020