Da piccolo, negli anni ’80, avevo un enorme fustino pieno di lego. Li avevo ereditati dai miei fratelli, più grandi.
Ricordo che una volta mi fu regalato un kit per costruire un aereoplano, l’aereoplano era bellissimo… in foto…
Aprii la scatola, presi i pezzi e li mischiai a tutti quelli altri che già avevo nel mio grandissimo fustino di detersivo in polvere.
Addio aereoplano.
Quel giorno realizzai una pista per macchinine a scontro.
Non attaccavo i pezzi fino in fondo e, quando scagliavo le macchine sui guardrail o contro di loro, queste si smontavano in tanti pezzi.
Era un gioco molto divertente.
Rimontandole con forme nuove, risorgevano a nuova vita e con nuove sembianze. E via così.
È grazie ai Lego che è nata la mia passione per il Design.
È stato grazie a queste bellissime costruzioni che ho capito un aspetto fondamentale del processo creativo: prendere un sistema dato, smontarlo in tanti pezzi, ricreare un ordine nuovo.
Fare grafica vuol dire giocare con forme, colori, immagini precostituite ma senza costruire il modellino, il preconcetto, sulla scatola.
Fare qualcosa di nuovo.
E allora da un ospedale tiri fuori un coccodrillo, da un giardino pubblico realizzi un carro armato, da un ferro da stiro tiri fuori una nave dei pirati.