Chiedersi cosa sia la grafica è un po’ come chiedersi cosa sia la pizza. Lo sappiamo tutti cos’è la pizza ma pochi sarebbero in grado di descrivere a parole cosa sia e cosa vuol dire cucinarla.
Già il termine “cucinare” non si addice alla pizza, stona, stride, sfrigola.

E questo perchè la pizza, come la grafica, è espressione di una cultura, di un pensiero, di riflessioni e ragionamenti, non è arte in senso stretto ma si può fare ad arte.
Ho deciso che in questo articolo cercherò di dare la mia interpretazione personale, verrà fuori una ricetta casereccia, alla Sora Lella. Se capiterà mai che qualche esperto del campo legga queste parole, probabilmente storcerà il naso. Pazienza.
Ho cercato “grafica etimologia treccani” ed è uscito fuori questa descrizione che, a mio avviso, non è esaustiva.

gràfica s. f. [dall’agg. grafico]. – Forma abbreviata per opera grafica, sia con valore collettivo (la g. di L. Bartolini, cioè l’insieme delle sue opere grafiche), sia, meno spesso, con riferimento a un’opera singola (una g. di Matisse); può indicare anche la tecnica, la produzione di opere grafiche: dedicarsi alla g.; oppure l’applicazione dell’arte grafica all’illustrazione di pubblicazioni varie: g. editoriale, g. pubblicitaria, g. multimediale. In senso più ampio, in editoria, l’insieme delle indicazioni che definiscono l’aspetto grafico di un libro, e in genere di un’opera editoriale, dalla scelta dei caratteri all’impaginazione del testo e delle illustrazioni e alla confezione finale. Grafica computerizzata (calco dell’ingl. computer graphics), e più raram. g. informatica, lo stesso che disegno al calcolatore (v. disegno, n. 1 a).

È vero, la grafica è composta da tre ingredienti: la gabbia di impaginazione, il visual, la tipografia.
Ma, se dovessi scrivere una frase da bacio Perugina, sarebbe questa: la grafica è una forma di comunicazione silenziosa. Io ho da dire una cosa a te e te la dico attraverso un segno.

Vi ho stupiti? È perchè, e lasciatemene vantare, sono bravo a parole, queste stesse parole che state leggendo e che mentre vi scorrono sotto gli occhi risuonano attraverso il vostro orecchio mentale nella vostra testa. Sono silenziose, sono il frutto di un lavoro, certosino e accurato, di un grafico. Un tizio che passa molte ore della sua vita a tramandare la nobile arte di tradurre un segno in forma visiva.

La grafica nasce con le pitture rupestri di Lascaux, la scrittura cuneiforme, i geroglifici e via discorrendo, verso un viaggio infinito sul quale si sono interrogati artisti, filologi, semiotici, letterati, intellettuali.
Io sono qui per dire la mia.
E la mia, lo ribadisco, è: la grafica riduce il bisogno del suono.
È curioso come ci ritroviamo con uno slittamento di senso: riesco a definire la comunicazione visiva in negativo. Ma forse questa riflessione aprirebbe un capitolo a parte con il mio psicoterapeuta, nel frattempo, godiamoci la grafica come se fosse una margherita: se, ben osservata, la grafica di qualità, parla e ha anche molto da dire.